Adolescenti, depressione e difficoltà terapeutiche

depressione nell'adolescenzaGli episodi depressivi tra gli adolescenti rappresentano un problema clinico e sociale spesso sottovalutato. Si ritiene infatti che di fronte ad una prevalenza che può arrivare fino al 15% di Episodi Depressivi Maggiori tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni) solo la metà arrivi all’attenzione dei medici di base e soltanto il 20% di loro fa una richiesta d’aiuto ad un anno dall’inizio del problema (1). In un lavoro pubblicato nel 2012 su 8800 studenti di 15 diversi college e università negli USA, veniva fuori come soltanto il 22% degli studenti con sintomi depressivi riceveva un livello minimo di cure adeguate (sia che fossero di tipo farmacologico sia che fossero di tipo psicoterapico) (2).

Nonostante questo, nel corso degli ultimi 15 anni è diventata sempre più diffusa la pratica di prescrivere farmaci antidepressivi negli adolescenti, anche in ragione della buona tollerabilità e manegevolezza degli antidepressivi di seconda generazione, che li rendevano di ‘facile’ utilizzo anche nell’ambito della medicina di base. In un lavoro pubblicato nel 2001 sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, veniva presentato uno studio (lo Studio 329) nel quale si valutava l’efficacia e la sicurezza di due antidepressivi, la paroxetina (antidepressivo di II generazione) e la imipramina (antidepressivo di I generazione), comparati in doppio cieco con il placebo, nel trattamento della depressione in ragazzi adolescenti (3). Il lavoro si basava su un campione di 275 ragazzi (tra i 12 e i 18 anni), reclutati in 12 centri clinici psichiatrici del Nord America tra l’aprile del ‘94 e il febbraio del ’98. I ragazzi dovevano aver presentato i criteri clinici di Episodio Depressivo Maggiore per un periodo di almeno 8 settimane. Gli autori arrivavano alle conclusioni che la paroxetina (un SSRI, quei farmaci che agiscono selettivamente sul sistema della serotonina) aveva una efficacia superiore al placebo e all’imipramina nel trattamento della depressione negli adolescenti, ed era privo di effetti collaterali significativi.

giovani e depressioneQuesto lavoro aveva contribuito a ‘sdoganare’ l’uso degli antidepressivi di nuova generazione (appunto gli SSRI) tra adolescenti e giovani adulti, cosa che fino a qualche anno prima non era molto incoraggiata nella pratica clinica. Ebbene, in un lavoro pubblicato pochi mesi fa, nell’agosto 2015, sul British Medical Journal altri autori hanno ripreso e rielaborato i dati dello Studio 329, arrivando (pur utilizzando gli stessi dati) a conclusioni opposte: non vi erano differenze statisticamente significative riguardo all’efficacia tra paroxetina, imipramina e placebo, quindi questi farmaci non si potevano considerare efficaci nel trattamento della depressione degli adolescenti (un farmaco per essere considerato efficace deve dimostrare di essere superiore al placebo, almeno nella significatività statistica). Per quanto riguardava invece gli eventi avversi, quelli degli antidepressivi erano significativamente superiori al placebo, con la paroxetina che dava una maggiore incidenza di ideazione suicidaria, e l’imipramina che aumentava il rischio di effetti cardio-vascolari (4). Una delle modalità con cui era stata ‘mascherata’ la maggiore incidenza di ideazione suicidaria, tra i pz che assumevano paroxetina, era stata quella di rubricarla come ‘labilità emotiva’ (!). In realtà già alcuni anni dopo ci si era resi conto dei rischi dell’uso della paroxetina tra gli adolescenti, in particolare rispetto all’insorgenza dell’ideazione suicidaria, tanto che nel 2004 la stessa GlaxoSmithKline (l’azienda farmaceutica che aveva sponsorizzato lo Studio 329) indirizzò a tutti i medici di base della Gran Bretagna una lettera in cui li scoraggiava vivamente ad utilizzare la paroxetina nei minori sulla base dell’elevato rischio (“unacceptable risk”) di effetti comportamentali indesiderati come ostilità e suicidalità (5). Tale dato, su un possibile aumento del rischio di ideazione e comportamenti suicidari tra giovani sotto i 18 anni trattati con gli antidepressivi di II generazione, è stato confermato in seguito da numerose altre pubblicazioni, dove la molecola ritenuta meno a rischio, da questo punto di vista, sembra essere la sola fluoxetina (per una review sull’argomento Clicca qui ).

depressione adolescenza Bisogna comunque aggiungere che, considerati i rischi che un episodio depressivo non trattato comporta (incluso il rischio suicidario specifico della depressione), è opportuno valutare con molto scrupolo e attenzione la necessità di un trattamento sui minori, prendendo in considerazione preferenzialmente i trattamenti psicoterapici, senza escludere a priori la possibilità di un trattamento farmacologico. E’ doveroso sottolineare che, ad oggi, i risultati presenti in letteratura sul trattamento della depressione negli adolescenti (sia con l’ausilio della farmacoterapia che con interventi psicoterapici) non sono sempre incoraggianti, molto meno che negli adulti (per una review sull’argomento Clicca qui )

Bibliografia
1) Haarasilta L, Marttunen M, Kaprio J, Aro H.  Major depressive episode and health care use among adolescents and young adults. Soc Psychiatry Psychiatr Epidemiol. 2003 Jul;38(7):366-72.
2) Eisenberg D, Chung H. Adequacy of depression treatment among college students in the United States. Gen Hosp Psychiatry. 2012 May-Jun;34(3):213-20.
3) Keller MB, Ryan ND, Strober M, et al. Efficacy of paroxetine in the treatment of adolescent major depression: a randomized, controlled trial. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 2001;40:762-72.
4) Joanna Le Noury, John M Nardo, David Healy, Jon Jureidini, Melissa Raven, Catalin Tufanaru,
Elia Abi-Jaoude, Restoring Study 329: efficacy and harms of paroxetine and imipramine in treatment of major depression in adolescence. BMJ. 2015 Sep 16;351:h4320.
5) Jureidini JN et al, Efficacy and safety of antidepressants for children and adolescents. BMJ. 2004 Apr 10; 328(7444): 879–883

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