Posts in Category: Blog

Ripensare la schizofrenia dalla prospettiva della persona

schizofrenia e societàLo studio della schizofrenia, e l’accumularsi di evidenze scientifiche inerenti ad essa, sembra un libro che, per quanto ci sforziamo (da decenni) di scrivere, appare incompleto e con molte pagine mancanti. La grande mole di dati accumulati nel tentativo di comprendere la fisiopatologia di questa malattia sta avendo paradossalmente l’effetto di aumentare il senso d’incertezza sia nei clinici che nei pazienti. Per questo motivo PérezÁlvarez et al. (2016) nel loro articolo “Rethinking Schizophrenia in the Context of the Person and Their Circumstances: Seven Reasons”  suggeriscono di ‘ripensare la schizofrenia’ e di adottare una prospettiva che, superando l’egemonia dell’approccio neurobiologico e medico, la consideri non più come il sottoprodotto di un malfunzionamento cerebrale ma come un disturbo della ‘persona’, i cui sintomi rappresentano un fenomeno psicopatologico specificamente umano. Nell’ambito di questa riflessione propongono sette argomentazioni che, collegate tra loro, vedono come punto cardine quello di concepire la schizofrenia come una particolare alterazione/patologia del Sé, piuttosto che come un semplice malfunzionamento di meccanismi neurobiologici alterati.

Andiamo a vedere più nel dettaglio come vengono articolate queste argomentazioni

La scoperta degli antidepressivi: una storia di serendipity

 Il termine ‘serendipity’ (brutta la traduzione italiana di serendipità) esprime quella forma di conoscenza che avviene un po’ per caso, in maniera accidentale, come cercava di definirla uno scrittore inglese dotato di senso dell’humor: ” è come quando si cerca un ago in un pagliaio e si trova la figlia del contadino…”. E’ attraverso questa forma di conoscenza per serendipity che sono avvenute molte scoperte scientifiche, tra cui quelle dei primi farmaci in grado di modificare una delle patologie più impegnative e angoscianti dell’esperienza umana: la depressione.

Neurogenesi, neuroplasticità e antidepressivi

 

depressioneL’ipotesi che vede la depressione come un disturbo che riguarda la neurogenesi (cioè la formazione di nuovi neuroni) e la neuroplasticità cerebrale (cioè la costituzione di nuove sinapsi, di nuove spine dendritiche, un allungamento della sopravvivenza dei neuroni, un incremento di fattori di crescita dei neuroni) inizia ad essere formulata alla fine degli anni 90 e si basa sostanzialmente su una serie di osservazioni più volte confermate dalla letteratura scientifica.

Cervello, neurogenesi e plasticità dei neuroni

neurogenesi ippocampaleFino a quasi tutto il secolo scorso era convinzione radicata nella comunità scientifica che il cervello umano, come quello degli altri mammiferi, si stabilizasse subito dopo la nascita e non potesse avere alcuna possibilità di nuova crescita neuronale e di rimodellamento della propria architettura per tutto il resto dei suoi giorni. Nel 1962 uscì un lavoro su Science di Joseph Altman,un biologo americano, che per la prima volta nella storia della scienza riportava dei dati (ottenuti utilizzando timidina radioattiva per marcare la produzione di nuove cellule nervose), a sostegno della tesi che il cervello dei mammiferi potesse produrre nuovi neuroni.

Depressione, gravidanza e luoghi comuni

Maternità

Maternità- G. Klimt

Circa un quinto delle donne soffre di depressione durante il periodo della gravidanza, e una percentuale analoga svilupperà un episodio depressivo importante nei primi tre mesi dopo il parto. Tuttavia, uno dei luoghi comuni più diffusi a livello di popolazione ma a volte, purtroppo, anche nell’ambito medico, è che durante la gravidanza sia meglio non prendere alcun farmaco per non esporre il feto a rischi. In genere le donne sono condizionate nella scelta di non proseguire o non iniziare una terapia con antidepressivi durante la gravidanza da informazioni che provengono da amici, parenti, servizi di salute pubblica e, soprattutto, mass-media, che passano spesso comunicazioni allarmistiche sui rischi per il feto. Ma questo non corrisponde esattamente ai dati che si ricavano dalla letteratura scientifica.

Il Disturbo Bipolare: costi sociali ed evidenze terapeutiche

bipolar-disorderIl disturbo bipolare (BD) è caratterizzato dal ripetersi di episodi clinici di depressione e mania o ipomania, che si alternano nelle storie di vita dei pazienti. Le persone che soffrono di questo disturbo possono avvertire in maniera anche abbastanza improvvisa dei bruschi cambiamenti del loro umore. La World Health Organization alcuni anni fa definiva il disturbo bipolare (BD) come una delle principali cause di disabilità globale (WHO, 2008). La prevalenza di questo disturbo nella popolazione adulta degli USA è del 3,9% (NIMH, 2014), e mentre la diagnosi di BD si basa soprattutto su manifestazioni cliniche di tipo mania/ipomania, le sue manifestazioni psicopatologiche più frequenti sono invece di tipo depressivo (Baldessarini RJ et al,2010). Questi episodi depressivi, nei bipolari, sono sintomatologicamente più gravi, di più lunga durata, più frequentemente resistenti al trattamento, caratterizzati da una maggiore disabilità lavorativa e da una maggiore suicidalità. Più del 50% dei pazienti bipolari esordiscono con episodi depressivi, e questo ne ritarda inevitabilmente un corretto inquadramento diagnostico (Kupfer DJ et al, 2002).