Posts in Category: Disturbi dell’umore

Psicopatologia e neuroplasicità ippocampale: il ruolo terapeutico dell’esercizio fisico aerobico

Esercizio fisico aerobico e depressioneGrazie alle scoperte scientifiche dell’ultimo decennio è divenuto sempre più evidente l’importante ruolo delle esperienze e delle abitudini nell’indurre modificazioni strutturali e funzionali a livello cerebrale. Modificazioni che non avvengono solo quando si è bambini e adolescenti, ma, date determinate condizioni, si possono innestare anche nell’età adulta: il cervello cambia e si riorganizza, infatti, a partire dall’esperienze vissute della persona in risposta alle influenze interne ed esterne affrontate. Il concetto di neuroplasticità indica proprio questa malleabilità e si contrappone alla convinzione che ha attraversato la comunità scientifica in tutto il ‘900 riguardo la presunta immodificabilità del cervello una volta superata l’adolescenza. Tali modificazioni (che possono essere positive o negative) dipendono dal tipo di esperienze che ognuno di noi fa e dalle nostre abitudini di vita, questo vuol dire che esperienze ricorrenti ci plasmano nel tempo anche a livello cerebrale.

Antidepressivi in gravidanza: tutto quello che bisognerebbe sapere

antidepressivi e gravidanza

antidepressivi e gravidanza

L’utilizzo degli antidepressivi in gravidanza rappresenta un problema clinico abbastanza complesso. Nel corso della loro vita le donne sono esposte al rischio di soffrire di un episodio depressivo due volte più degli uomini e tale rischio è maggiore durante il loro periodo riproduttivo. Circa il 18% delle donne soffre di depressione durante il periodo della gravidanza, e circa il 20% delle neo-mamme svilupperà un episodio depressivo maggiore nei primi tre mesi dopo il parto, la maggior parte nell’arco delle prime settimane (Gavin NI et al 2005). L’utilizzo di antidepressivi (AD) in gravidanza ha mostrato un incremento dal 2% del 1996 al 7,5% nel 2011 (e questi dati non tengono conto delle assunzioni di medicinali non dichiarate) (Mitchell AA et al 2011). Le informazioni che provengono da amici, parenti, servizi di salute pubblica, media hanno un forte effetto sulla decisione della donna di proseguire o meno l’assunzione degli antidepressivi durante la gravidanza (Mulder E at al 2012).Spesso succede, anche in seguito a campagne mediatiche allarmistiche, che pazienti depresse interrompano l’assunzione degli antidepressivi durante la gravidanza, e questa non è una pratica evidence-based raccomandata.

Importanza dello screening per le patologie depressive nella medicina di base

uomo depresso

I disturbi depressivi maggiori (major depressive disorders, MDD) rappresentano un problema importante e in crescita nell’assistenza sanitaria della popolazione. Questi infatti rappresentano una crescente causa di disabilità nei paesi a maggior sviluppo e ad un alto tasso di mortalità dovuto a comportamenti suicidari e alla incapacità di gestire altre condizioni mediche concomitanti. Inoltre c’è da considerare che la depressione influenza pesantemente la qualità di vita degli individui, così come dei loro familiari (i figli in particolare).

Adolescenti, depressione e difficoltà terapeutiche

depressione nell'adolescenzaGli episodi depressivi tra gli adolescenti rappresentano un problema clinico e sociale spesso sottovalutato. Si ritiene infatti che di fronte ad una prevalenza che può arrivare fino al 15% di Episodi Depressivi Maggiori tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni) solo la metà arrivi all’attenzione dei medici di base e soltanto il 20% di loro fa una richiesta d’aiuto ad un anno dall’inizio del problema (1). In un lavoro pubblicato nel 2012 su 8800 studenti di 15 diversi college e università negli USA, veniva fuori come soltanto il 22% degli studenti con sintomi depressivi riceveva un livello minimo di cure adeguate (sia che fossero di tipo farmacologico sia che fossero di tipo psicoterapico) (2).

Suicidalità, litio e acque minerali

 

Gli articoli presentati in questo post si riferiscono alla possibilità che bassissime concentrazioni di litio, come quelle contenute nelle acque minerali, possano svolgere un’azione di profilassi sui comportamenti suicidari

Che il litio sia un minerale di grande efficacia nei disturbi dell’umore é un dato assodato dalla letteratura scientifica da più di 60 anni, così come della sua capacità di prevenire ideazione e comportamenti suicidari. Finora comunuque si era sempre ritenuto che tali azioni terapeutiche del litio si evidenziassero con dosaggi centinaia di volte superiori a quelli contenuti negli alimenti e nelle acque minerali. Invece alcuni anni fa (2009) alcuni ricercatori giapponesi dell’università di Oita, riprendendo un dato ottenuto 20 anni prima su 27 contee del Texas, mai replicato in letteratura e considerato di criteri statistici discutibili, hanno cercato di correlare la concentrazione di litio nelle acque potabili con la incidenza di suicidalità nella popolazione.

Il Disturbo Bipolare: costi sociali ed evidenze terapeutiche

bipolar-disorderIl disturbo bipolare (BD) è caratterizzato dal ripetersi di episodi clinici di depressione e mania o ipomania, che si alternano nelle storie di vita dei pazienti. Le persone che soffrono di questo disturbo possono avvertire in maniera anche abbastanza improvvisa dei bruschi cambiamenti del loro umore. La World Health Organization alcuni anni fa definiva il disturbo bipolare (BD) come una delle principali cause di disabilità globale (WHO, 2008). La prevalenza di questo disturbo nella popolazione adulta degli USA è del 3,9% (NIMH, 2014), e mentre la diagnosi di BD si basa soprattutto su manifestazioni cliniche di tipo mania/ipomania, le sue manifestazioni psicopatologiche più frequenti sono invece di tipo depressivo (Baldessarini RJ et al,2010). Questi episodi depressivi, nei bipolari, sono sintomatologicamente più gravi, di più lunga durata, più frequentemente resistenti al trattamento, caratterizzati da una maggiore disabilità lavorativa e da una maggiore suicidalità. Più del 50% dei pazienti bipolari esordiscono con episodi depressivi, e questo ne ritarda inevitabilmente un corretto inquadramento diagnostico (Kupfer DJ et al, 2002).