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Vittorio Guidano e il post-razionalismo

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Dal comportamentismo al Post-Razionalismo

Nel tracciare il profilo evolutivo delle vicissitudini fra teoria e pratica di un terapista cognitivo è forse utile soffermarsi brevemente sugli aspetti che, nell’intraprendere la carriera psicoterapeutica, lo hanno fortemente orientato verso l’individuazione di uno specifico orientamento che in pochi anni sarebbe sfociato nel cognitivismo contemporaneo. Durante il corso di laurea in Medicina i miei interessi si erano andati concentrando, pressoché esclusivamente, sulla biologia molecolare e sulla ricerca pura, carriera che forse avrei intrapreso se le trasformazioni socio-culturali avviate dal ’68 non avessero dirottato prepotentemente la mia attenzione sul “sociale”. Guardare al sociale con l’ottica della ricerca pura per me voleva dire, allora, cercare di studiare scientificamente il funzionamento di base dell’individuo, ovverosia delle unità elementari di cui ogni fenomeno sociale mi sembrava inestricabilmente composto.

Giampiero Arciero: il futuro e il passato della psicoterapia post-razionalista

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L’origine

Il termine post-razionalismo fu coniato da Vittorio F. Guidano alla fine degli anni ’80 per indicare un nuovo modo di concepire la psicologia caratterizzato dal riconoscimento dell’individuo come irriducibile generatore di significato. In realtà l’apparire di questo termine definiva un movimento che aveva le sue radici nella rivoluzione cognitiva degli anni ’70 e che si era andato caratterizzando per la particolare enfasi sull’epistemologia considerata come la disciplina di base su cui fondare il programma sia teorico che clinico di una psicologia scientifica. Quando la psicologia si apprestava a studiare quella scatola nera, la mente, sempre bandita dai programmi di ricerca comportamentisti, il problema della scientificità di quello studio venne risolto dalla nuova corrente cognitiva in due modi. L’uno, caratterizzato da un approccio empirista, che considerò la cognizione come un sistema di convinzioni ordinato gerarchicamente che dirigeva sia le azioni che le emozioni di un individuo funzionando alla stregua di un programma computaziononale. Così come il programma di un computer dipendeva da un ordine logico-matematico esterno, allo stesso modo il sistema di convinzioni di un soggetto si originava da un ordine esterno univoco –la realtà oggettiva- da cui traeva validità e fondamento.

Vittorio Guidano a dieci anni dalla scomparsa: intervista a Giampiero Arciero di Davide Liccione

Giampiero Arciero

Intervista di Davide Liccione

LICCIONE: se sei d’accordo potremmo partire dall’epistemologia. Vittorio asseriva di essere passato dalla ricerca di base in campo biologico allo studio della psicologia in seguito alle trasformazioni sociali del ’68. Il cambiamento d’interesse scientifico si è tradotto in una modificazione dell’oggetto di studio: dalla cellula al “Self”, rifiutando come adeguati metodi scientifici sia l’approccio materialista-riduttivista della scienza biologica sia la psicoanalisi. Nell’ambito della nuova disciplina, la psicologia, compie un percorso che si dispiega dal comportamentismo skinneriano all’interesse per la fenomenologia ermeneutica, attraversando il filone cognitivista e la biologia della conoscenza della scuola di Santiago. Nel corso di questa evoluzione è sempre stato molto attento alla ricerca di base e ha costruito un modello teorico i cui fondamenti derivano da differenti discipline: filosofia della scienza, epistemologia evolutiva, fisica teorica, biologia della conoscenza, antropologia, etologia umana, evoluzionismo. Vittorio amava raccontare l’evoluzione del suo pensiero teorico come conseguenza del susseguirsi di vere e proprie rivoluzioni epistemologiche: dall’empirismo al razionalismo, fino al post-razionalismo.