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Psicopatologia e neuroplasicità ippocampale: il ruolo terapeutico dell’esercizio fisico aerobico

Esercizio fisico aerobico e depressioneGrazie alle scoperte scientifiche dell’ultimo decennio è divenuto sempre più evidente l’importante ruolo delle esperienze e delle abitudini nell’indurre modificazioni strutturali e funzionali a livello cerebrale. Modificazioni che non avvengono solo quando si è bambini e adolescenti, ma, date determinate condizioni, si possono innestare anche nell’età adulta: il cervello cambia e si riorganizza, infatti, a partire dall’esperienze vissute della persona in risposta alle influenze interne ed esterne affrontate. Il concetto di neuroplasticità indica proprio questa malleabilità e si contrappone alla convinzione che ha attraversato la comunità scientifica in tutto il ‘900 riguardo la presunta immodificabilità del cervello una volta superata l’adolescenza. Tali modificazioni (che possono essere positive o negative) dipendono dal tipo di esperienze che ognuno di noi fa e dalle nostre abitudini di vita, questo vuol dire che esperienze ricorrenti ci plasmano nel tempo anche a livello cerebrale.

Il Disturbo Bipolare: costi sociali ed evidenze terapeutiche

bipolar-disorderIl disturbo bipolare (BD) è caratterizzato dal ripetersi di episodi clinici di depressione e mania o ipomania, che si alternano nelle storie di vita dei pazienti. Le persone che soffrono di questo disturbo possono avvertire in maniera anche abbastanza improvvisa dei bruschi cambiamenti del loro umore. La World Health Organization alcuni anni fa definiva il disturbo bipolare (BD) come una delle principali cause di disabilità globale (WHO, 2008). La prevalenza di questo disturbo nella popolazione adulta degli USA è del 3,9% (NIMH, 2014), e mentre la diagnosi di BD si basa soprattutto su manifestazioni cliniche di tipo mania/ipomania, le sue manifestazioni psicopatologiche più frequenti sono invece di tipo depressivo (Baldessarini RJ et al,2010). Questi episodi depressivi, nei bipolari, sono sintomatologicamente più gravi, di più lunga durata, più frequentemente resistenti al trattamento, caratterizzati da una maggiore disabilità lavorativa e da una maggiore suicidalità. Più del 50% dei pazienti bipolari esordiscono con episodi depressivi, e questo ne ritarda inevitabilmente un corretto inquadramento diagnostico (Kupfer DJ et al, 2002).

Uso degli antidepressivi nei pazienti con Disturbo Bipolare

antidepressants 2 Uno dei problemi più dibattuti nella psichiatria clinica degli ultimi anni riguarda l’utilizzo dei farmaci antidepressivi nei pazienti con Disturbo Bipolare, nel trattamento delle loro fasi depressive. In riferimento a questo argomento sembra interessante un lavoro recentemente pubblicato dal Prof. Alexander Viktorin del Karolinska Institutet di Stoccolma, avvelendosi della collaborazione di altri ricercatori svedesi e americani.

Lo switch tra antipsicotici: istruzioni per l’uso

antipsicotici switch   La necessità di fare switching (cioè di cambiare farmaco per necessità cliniche) da un antipsicotico all’altro è un’evenienza spesso richiesta nella pratica clinica, considerndo anche che i pazienti in questione hanno la necessità di portare avanti le loro terapie farmacologiche per molti anni. In media, considerando un periodo di un anno, circa il 30% dei pazienti con diagnosi di schizofrenia è oggetto di switch tra antipsicotici (Faries DE et al, 2009).  In genere una delle cause più frequenti per cambiare un farmaco antipsicotico è la scarsa aderenza ad un trattamento da parte del paziente, anche se possono esserci altre ragioni che giustificano una tale scelta. Consideriamo comunque che, ogni volta che si decide uno switch di farmaci, bisogna mettere in conto tutta una serie di eventi clinici, dovuti all’interruzione della vecchia terapia e alla introduzione della nuova, che comprendono possibili miglioramenti terapeutici ma anche rinuncia agli effetti già ottenuti, possibile insorgenza di nuovi effetti collaterali e relative difficoltà, incertezza sugli esiti clinici.